September 16
Europa 7, il silenzio infinito
Tra pochi giorni la sentenza dell'Alta Corte del
Lussemburgo sulla vicenda del network che dal 1999 ha ottenuto la
concessione ma non riesce a trasmettere.
da
www.aprileonline.info/La vicenda delle frequenze negate al network Europa
7 di Francesco di Stefano è ormai alle sue ultime battute. L'alta Corte
europea del Lussemburgo sta per emettere la sentenza, mentre l'Avvocato
generale della stessa Corte ha già pronunciato la requisitoria che
chiede la condanna dello stato italiano per il suo comportamento
ingiustificatamente lesivo dei diritti acquisiti dalla Tv privata
italiana, favorendo di fatto Retequattro del gruppo berlusconiano
Mediaset. Da otto anni va avanti questa vicenda, senza che la grande
stampa o le televisioni, pubbliche e private, se ne interessino o,
almeno, riportino i dati di cronaca. E' un "silenzio assordante e
inquietante", che sa tanto di omessa denuncia del conflitto d'interessi
macroscopico esistente nel nostro paese e che fa capo a Silvio
Berlusconi, già capo del governo, oggi leader dell'opposizione di
centrodestra e proprietario del più grande gruppo multimediale privato
italiano. Ne abbiamo parlato con il
professor Ottavio Grandinetti,
costituzionalista, difensore di Europa 7, il proprietario del network,
Francesco Di Stefano, e il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti.Ottavio Grandinetti, difensore di Europa 7, docente di diritto dell'informazione all'università di Udine.
"Queste
conclusioni sono adottate dall'avvocato generale che ha la funzione di
difensore del diritto comunitario, simile al ruolo che ha il
procuratore generale nei giudizi civili in corte di Cassazione, in cui
il pm interviene e conclude nell'interesse della corretta
interpretazione della legge. Una requisitoria che l'avvocato generale
svolge in assoluta autonomia sia dalle parti in causa sia dalla corte
stessa di giustizia. Quindi queste conclusioni hanno tutta
l'autorevolezza che deriva loro dal fatto di essere espresse da un
magistrato e in situazione di assoluta "terzietà" rispetto alle
posizioni della parti.
Se la Corte di giustizia del Lussemburgo
nella decisione finale che adotterà tra qualche mese accoglierà queste
conclusioni, la causa tornerà dinanzi al Consiglio di Stato italiano,
il quale in applicazione del diritto comunitario, per come interpretato
dalla Corte di giustizia, dovrà adottare i provvedimenti atti a
garantire che ad Europa 7 siano assegnate le frequenze radiotelevisive,
oggetto della concessione rilasciatele dallo stato italiano nel 1999".
Francesco di Stefano, proprietario di Europa 7.
"Sono
evidentemente soddisfatto delle conclusioni dell'avvocato generale
della Corte di giustizia europea. Mi aspetto che la Corte del
Lussemburgo confermi tra breve, e magari migliori, la decisione.
L'amarezza viene tutta dall'assoluta mancanza di risalto data a questo
evento, pur così importante, dalla grande stampa italiana e dalla
televisione nazionale. Siccome questa assenza orami dura da otto anni,
mi piacerebbe molto capire perché ciò accada. E questo succede quasi
esclusivamente per la nostra vicenda. Il 'Corriere della Sera' in otto
anni non si è mai occupato della nostra vicenda, che cosa devo pensare
ci sia dietro?".
Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21.
"Non
sappiamo quale sarà la sentenza finale, in queste vicende è bene
attendere il giudizio definitivo senza strumentalizzare né cedere alla
propaganda. Ci appare francamente singolare il silenzio e
l'indifferenza, tranne pochissime eccezioni, che è stata riservata dai
media italiani ad un pronunciamento così autorevole e che affronta un
nodo delicatissimo quale quello delle frequenze, che vorremmo ricordare
fa parte anche della procedura di infrazione che la Commissione ha
riservato allo stato italiano. Dal momento che in Italia non mancano
opinionisti e editorialisti che ogni giorno fanno lezioni sulla
necessità di aprire i mercati, liberalizzare e rispettare le regole,
non vorremmo che questa vicenda passasse sopra le loro teste come un
'temporale estivo'. Sarà un caso, ma quando ci sono di mezzo le
frequenze, la pubblicità, il conflitto di interessi e le posizioni
dominanti, sembra prevalere un silenzio assordante e di parte. Ci
auguriamo che la vicenda Europa 7 e di Francesco di Stefano venga
trattata con lo stesso garbo ed ossequio, spesso riservato ad altri
imprenditori del settore".